domenica 15 giugno 2008

L'Intervista col... Modulo a Francesco "Checco" Moriero

Francesco “Checco” Moriero, Leccese e grande tifoso dei GialloRossi, funambolico esterno offensivo, dotato di grande fantasia, ha militato in squadre importanti come Roma, Napoli ed Internazionale, ha disputato il Mondiale in Francia nel 1.998, è stato allenato da tecnici formidabili come Carletto Mazzone, ha giocato con fenomeni come Baggio e Ronaldo.

Da allenatore ha cominciato con una squadra Ivoriana (Africa Sports National) e poi è passato al Lanciano.
Adotta ed ama un calcio offensivo che ha costituito da sempre il suo ruolo e modo di concepire questo sport.
Noi invece gli proponiamo un 3-5-2 di contenimento che scherzando ci dice di mal digerire.
3 domande per il suo Passato, 5 per il Presente e 2 sul Futuro

PASSATO
Lei è stato uno dei centrocampisti offensivi più convincenti del recente passato italiano, si è guadagnato le simpatie dei tifosi come l’inventore del “Gesto dello Sciuscià” a Recoba e per le strepitose reti in rovesciata.
Fra tutti i calciatori conosciuti, aldilà del ruolo in campo, chi l’ha impressionato di più?
“Mah… Non ho alcun dubbio, perché ho avuto la fortuna e la possibilità di giocare in squadre con grandissimi campioni, ma se le nomino Roberto Baggio e Ronaldo, credo vengano i brividi anche a lei..
Ecco specie da questi due, nonostante la differenza di ruolo, c’è stato solamente da imparare.
Roby e Ronny su tutti quindi...”.

Ci racconta un aneddoto curioso o qualcosa che le è rimasto impresso nella sua bella carriera o un episodio che vorrebbe cancellare?
“Ahaha, mi viene già da ridere...
Io ho fatto vent’anni di calcio, una carriera davvero lunga e quindi ci sono una marea di racconti curiosi e divertenti da raccontare.
Ricordo che facevo “tenerezza” a Mazzone (e sappiamo bene come tradurre il termine tenerezza con un uomo vulcanico come Sor Carletto…), ad esempio, il primo giorno di allenamento sono arrivato con tre quarti d’ora di ritardo ed immaginate la sua faccia, un’altra volta e questa è bella davvero, andammo in ritiro e mi dimenticai le scarpe da calcio, ero preciso dalla testa ai piedi, ma sotto avevo quelle da tennis e per scusa gli dissi che mi facevano male i piedi per allenarmi con le altre, un’altra volta feci ritardo di un’ora per giocare contro l’Inter e l’aereo mi aspettò per tutto il tempo!
Tra un’imprecazione ed un’altra, Mazzone mi disse: “Io da te, avrò sempre da imparare” e detto da lui che chissà quante ne aveva viste, non poteva che farmi onore, ahahahaha!”.

Quando è nata in lei la voglia di far l’allenatore o ha capito che quella era la strada che avrebbe percorso?
“Le dirò che spesso e volentieri, fin da quando facevo il giocatore, pur recitando il ruolo di simpatico bulletto negli spogliatoi, prendevo appunti da vero secchione, specie da gente come Mazzone.
Quando smisi di giocare non volevo far nulla, ma la mia passione per i bambini ed il primissimo Corso a Coverciano, mi indirizzarono verso questo mestiere, uno dei più belli nel mondo del Calcio.
Solo ora posso capire perché gli allenatori hanno comportamenti da educatore e quasi da chioccia oltre che da amanti degli schemi.
Ho imparato che chi gioca da tempo, deve necessariamente mettersi a disposizione dei più giovani, perché è l’unico modo per far crescere il gioco del calcio”.

PRESENTE
Il Lanciano è stata un’autentica rivelazione, poi la Lega ha scombussolato la classifica ed il destino della sua squadra.
Come giudica comunque il campionato trascorso e cosa pensa delle penalizzazioni giuste o meno, a torneo in corso?
“È vero, abbiamo disputato un campionato da piccoli eroi.
Vi assicuro che è dura pensare a lavorare con così tanta determinazione, pur percependo stipendi minimi ed a volte senza neppure essere pagati in tempo.
Eppure i miei ragazzi invece di essere premiati, sono stati “puniti”, senza avere alcuna responsabilità.
Non credo sia giusto dare penalizzazioni nei momenti clou del torneo, ma queste non sono cose che spettano a me valutare, anche se devo dire che la delusione per me e per i miei calciatori, dopo i tanti sacrifici rimane ed è bruciante”.

Ha pensato di qualche giocatore “Questo me lo porto con me?” o comunque chi l’ha impressionata di più nel team abruzzese?
“Io penso di avere avuto uno Staff eccezionale: il mio secondo, l’allenatore dei portieri, il preparatore atletico, che si sono impegnati per tutto l’anno come e quanto i calciatori, pur nelle difficoltà già descritte.
Poi c’è da dire che alcuni miei ragazzi non giocavano da tempo e si sentivano ormai quasi degli “scarti”.
Io gli feci solo capire che pian piano, sudando e lavorando avrebbero fatto parlare di loro.
Le cito tre giocatori che continuando su questa strada potrebbero ambire al calcio che conta o comunque già da quest’anno ad una squadra che vuol vincere il Girone:
Del Prete, Pisacane e Vicedomini”.

I Play-Off/Play-Out sono una formula spettacolare: ritiene giusto rischiare una stagione in una partita, pur arrivando lontani dal fondo o vicinissimi alla vetta, o anche secondo lei sono inevitabili per garantire la regolarità del campionato sino alle ultime partite?
“Guardi proprio ieri sera ho assistito ad Albinoleffe-Lecce.
Mi sembra assurdo che per un punto il Lecce debba rimettersi in discussione e soffrirsi una Serie A ampiamente meritata.
Penso la stessa cosa della Serie C.
Non si può buttare un anno alle ortiche per una partita, magari nervosa o giocata male.
Questo è il mio umile pensiero, io sono per il calcio all’antica: 3 direttamente in Serie A e 2 in Serie B!”.

C’è qualche allenatore secondo lei che dalla serie C1 potrebbe ambire a categorie maggiori e crede di poter prendere spunto da qualcuno di questi per il suo futuro cammino da trainer?
“Io le cito Massimo Allegri, un mio ex-compagno che conosco molto bene e che partendo dal basso, con grande merito, è approdato nelle categorie che contano davvero.
Credo che la nuova generazione di allenatori, meriti di ritagliarsi uno spazio di prestigio nel calcio, perchè ritengo che abbia un’evoluzione di idee ed una diversa gestione del gioco che può dare tanto al sistema calcistico Italiano”.

Ha avuto l’onore di giocare con la Nazionale (8 presenze e 2 goal).
Come può spiegare da allenatore la debacle contro l’Olanda e cosa pensa di un passivo cosi tremendo in una competizione importante come gli Europei per una nazionale forte come l’Italia?

“Beh, io ho avuto la fortuna di disputare il Mondiale nel ’98 e ho come l’impressione che all’Italia in questo Europeo manchi un vero Leader nel campo.
L’infortunio di Cannavaro, forse è stato determinante specie per gli equilibri in fase difensiva.
Vedremo se cambierà qualcosa e con gli innesti di Cassano e Del Pret... ehm... Del Piero (strano lapsus Freudiano), se ci saranno, cosa accadrà”.

FUTURO
Data l’ottima esperienza con il Lanciano, si è guadagnato la stima di diversi presidenti di calcio…
Ma se le dico la parolina Crotone cosa mi risponde?
“Crotone?
Ah si... Crotone!
Ridente cittadina della Calabria, sole, mare, belle donne, milita in Serie C1, ha una Società importante, ambiziosa, seria...
Aaah, un bella città del Sud, come Lecce, eeeh le città del Sud, un fascino unico, quasi irresistibile...”.

…Allora si vede che la conosce proprio bene!
Scherzi a parte, quale squadra sogna di allenare Checco Moriero, anzi meglio, se in un futuro prossimo potesse unicamente scegliere di essere il vice di Mourinho o l’allenatore del Lecce cosa sceglierebbe?
“No guardi, qui sono certo di una cosa e sarò franco:
Un allenatore deve tifare ed amare solo il club con il quale lavora, aldilà dei colori, anzi suppongo che allenare in un futuro il “mio” Lecce, pur essendo magnifico non sarebbe affatto facile.
Io spero solo di poter tifare ed onorare la prossima squadra che allenerò, cercando con ogni sforzo di portarla nel calcio che conta”.

Cosa aggiungere ancora?!
Grazie per la disponibilità caro Checco!
“Grazie a lei, porgo un caro saluto a tutti i lettori del suo Blog!”.

Ed anche io mi associo.

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